Chi Siamo

“ Se qualcuno ti avrà
educato, lo avrà fatto certo non solo con le parole, ma anche con la sua vita….( Pier Paolo Pasolini )
 
Una scuola, che prende il nome dalla grande figura di un prete educatore, don Carlo Costamagna, pastoralmente operante nella città di Busto Arsizio negli anni ‘70; una scuola che ha festeggiato i trent’anni della sua vita con un migliaio di genitori, alunni e docenti, bardati da una sciarpa arancione con la scritta “la bellezza di un’esperienza” il 15/3/06 in piazza San Pietro a Roma ricevuti da Papa benedetto XVI ; una realtà di una scuola secondaria di I grado, frequentata da 370 alunni, guidata da una quarantina di docenti, resa accogliente da un personale non docente, sostenuta da una cooperativa retta da un consiglio d’amministrazione ,tutte persone che hanno questa quotidiana preoccupazione educativa: una tradizione cattolica pedagogica capace di diventare un vissuto presente attraverso un’opera cioè , come diceva Giovanni Paolo II, una scuola capace di “ …
” far diventare la fede, una cultura cordialmente accolta, pienamente sentita, sinceramente vissuta..."
Una compagnia educante di adulti – genitori e docenti – che hanno a cuore l’educare come introdurre i ragazzi alla totalità della realtà , alla luce di ipotesi di valore ( il bello, il bene, il vero ed il giusto) attinte dalla tradizione e dalla cultura del cattolicesimo, non inteso come ideologia o come fonte d’ispirazione, ma radice su cui innestare la formazione della consistenza dell’io di una persona che passa, nel giro di un triennio, dall’infanzia all’adolescenza.
Quindi una scuola attenta alla totalità della crescita della persona di questo ragazzo – la ragione, il cuore, il corpo, lo spirito, le emozioni – in modo che le molteplici discipline scolastiche vengano declinate secondo un metodo pedagogico comune, quello del realismo, dove la comunicazione di un sapere tiene conto sempre del soggetto che ha di fronte a sé .
S’insegna , educando , si educa, insegnando : si lanciano segni alla ragione del ragazzo perché si risvegli e diventi curioso ed appassionato al reale; e c’è il lavoro di “ e - ducere”, cioè “ far venir fuori” a se stesso l’io del ragazzo nell’espressione delle esigenze costitutive della sua persona: quella dell’ identità (sapere e scoprire chi è nel tumultuoso cambiamento evolutivo della preadolescenza) e quella di appartenere a qualcuno (dei maestri) che lo lanci verso l’affascinante avventura della giovinezza, capace d’investire se stessa in una idealità grande ed appassionata .
 
Una scuola in cui gli alunni vengano mossi non solo dal dovere, ma dal desiderio di imparare cose interessanti, perché ci sono docenti , certo imperfetti, ma che tentano tutti i giorni di non fare lezioni noiose, ma dense di provocazioni per la loro ragione ed il loro cuore; infatti, non esiste conoscenza senza affezione, tantomeno l’affezione può fare a meno della conoscenza; nel primo caso i docenti sono solo degli intellettuali che trasmettono delle nozioni asettiche, nel secondo si trasformano in sentimentali che non rispondono al bisogno di conoscere insito nell’animo umano “ ”…… frati, considerate la vostra semenza… fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtute e conoscenza…” ( Dante Alighieri, Canto di Ulisse, Divina Commedia).
 
Una scuola libera d’educare, fondata su un tipo di apprendimento che vede la compagnia docente forgiata e operosa in una lavoro quotidiano di confronto e decisionalità comune; docenti che imparano reciprocamente l’uno dall’altro e si aiutano a tenere vivo lo stesso sguardo sugli alunni, uno sguardo teso a creare discepoli capaci di obbedire, di seguire degli adulti che vivono un rapporto condiviso e non si limitano solo a difendere un ruolo o a svolgere una funzione. Quindi docenti che si preoccupano di vivere l’esperienza scolastica come un’occasione di verità della propria umanità e della propria vita, non unicamente trasmettitori, magari efficaci, ma anonimi di nozioni; docenti che fanno esperienza non solo di una quotidiana collegialità, ma vivono anche una corresponsabilità con le famiglie, cosi da tirare grandi questi ragazzi insieme, lanciandoli dentro il reale, armati di coraggio e della baldanza spontanea ed impetuosa della giovinezza, dotati di conoscenze che permettano loro di possedere criteri di giudizio nell’affrontare la drammaticità del reale, di essere se stessi senza omologarsi culturalmente alla “ .. dittatura del relativismo culturale…” ( Benedetto XVI) ormai dilagante, così che siano in grado di affermare come la tenace e indomita Sophie School, membro del gruppo antinazista della “ Rosa Bianca”:
 
“ noi non restiamo in silenzio, noi difendiamo il cielo, il mare, il vento, i nostri sogni, quello che diciamo ha a che fare con la realtà, la dignità, la moralità, Dio…”
 
La scuola media, ogni giorno, da trent’anni, vuole crescere ragazzi e ragazze capaci di affrontare la realtà con questa consapevolezza, impeto e passione.
 
Nb per la struttura e l’organizzazione della scuola, vedi Piano di Offerta Formativapresso la nostra segreteria,

 

 
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